Le verità che ci abitano

Una sera di luna, memoria e parole con Carmen Pellegrino

Ci sono sere in cui i libri non vengono semplicemente presentati. Accade qualcosa di più: le parole si fanno casa, il silenzio si riempie di ascolto e il luogo diventa parte del racconto.

Santuario San Matteo Apostolo

È accaduto nel chiostro del Santuario di San Matteo Apostolo, a San Marco in Lamis, durante l’ottava edizione di Pagine d’Autore, la rassegna ideata e curata da Carla Bonfitto. La pietra antica del chiostro, il cielo rischiarato dalla luna e il cinguettio degli uccelli custoditi dai Frati Minori hanno creato una cornice che sembrava sospesa nel tempo, quasi in attesa che la letteratura trovasse la sua voce.

Pagine d’Autore

In questo scenario così suggestivo, Carmen Pellegrino ha presentato Le verità provvisorie, un libro che non offre certezze, ma accompagna il lettore dentro i territori della memoria, dell’assenza e della gratitudine.

Tra le tante riflessioni condivise durante la serata, una in particolare ha trovato dimora nel mio cuore: la consapevolezza che la libertà di cui oggi godiamo è il frutto del sacrificio di chi ci ha preceduti.

È una frase semplice, eppure immensa. Ci ricorda che nessuno di noi comincia davvero da sé. Siamo figli di gesti invisibili, di rinunce silenziose, di mani che hanno costruito sentieri senza sapere chi li avrebbe percorsi.

Forse è proprio questa una delle “verità provvisorie” che il libro ci consegna: la memoria non è un luogo dove restare immobili, ma un ponte. Attraversandolo comprendiamo che ciò che siamo nasce dall’intreccio di molte vite, e che la gratitudine è una forma d’amore capace di dare senso anche al dolore.

Ho lasciato il chiostro con una convinzione: esistono libri che si leggono e libri che ci leggono. Le verità provvisorieappartiene a questi ultimi. Ti entra accanto con la delicatezza di una carezza, ma resta con la forza delle domande che non smettono di accompagnarti.

E forse la letteratura serve proprio a questo: a ricordarci che le verità più profonde non sono quelle che chiudono un discorso, ma quelle che continuano ad aprire il cuore.

Se questo libro avesse una colonna sonora, inizierebbe con La rondine, così come magistralmente ha interpretato Maria Rita La Riccia, accompagnata al pianoforte dal maestro Angelo Gualano. Poi lascerebbe spazio al pianoforte di Ludovico Einaudi, alla profondità di Franco Battiato e alle note sospese di Max Richter. Musiche che, come le pagine di Carmen Pellegrino, non chiedono di essere ascoltate soltanto con le orecchie, ma con quella parte di noi in cui la memoria continua a fiorire.

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